Junkers JU 52 Punta Campanella

Il testo dell’articolo e le foto pubblicate in questa pagina sono entrate nella short list, categoria Reportage, del VIII trofeo Andrea Ghisotti HDSA Italia 2019

Sono passati tre minuti da quando Fabio mi ha dato l’ok e abbiamo iniziato la discesa nel blu. Sono a 40 metri e vedo scorrere la cima che sparisce nel buio sotto di me. Il fascio della mia lampada si perde nella sospensione ma del fondo ancora nulla.

Lo strumento indica 55 metri, dovremmo esserci: ancora qualche secondo ed il relitto dell’aereo si materializza in tutta la sua interezza a 72 metri di profondità. La combinazione di acqua cristallina, la sabbia bianca e la luce fortemente attenuata dagli strati di sospensione superficiale rendono l’atmosfera surreale.

L’aereo ricorda un quadro futurista: una macchina messa a nudo dai danni subiti che mostra tutte le sue strutture, meccanismi e strumenti. Una grossa rete da pesca lo ricopre in parte, quasi a non voler svelare subito i suoi segreti ad un rapido sguardo.

Sebbene l’aereo non sia stato identificato con precisione, appare chiaro che si tratta di uno Junkers Ju 52, un aereo molto usato dalla Luftwaffe nel corso della guerra sia come bombardiere che come aereo da trasporto. Si ipotizza che possa essere uno dei numerosi velivoli abbattuti durante l’operazione Avalanche, lo sbarco alleato a Salerno nel settembre del 1943.

Un rapido cenno a Fabio e cominciamo la nostra esplorazione dal troncone principale. I due motori Jumo laterali, con le eliche, sono ancora a loro posto mentre quello centrale è staccato e posizionato tra il motore destro e il cockpit. Le eliche non sono piegate lasciando pensare che i motori al momento dell’ammaraggio fossero spenti. Nuotiamo sopra la fusoliera, il cui tetto appare come fosse stato strappato, per arrivare sulla cabina di pilotaggio.

La vista lascia letteralmente senza fiato: gran parte degli strumenti è ancora al loro posto. Ai piedi del sedile destro si può ammirare la struttura metallica a croce della cloche, la cui leva è saldamente in posizione. Il pannello della strumentazione sinistro si è staccato e si trova sul pavimento.

Tutte le leve di comando sono ancora nella posizione dell’ultimo estremo tentativo di salvare l’aereo. E’ impossibile non pensare alla sorte dell’equipaggio: saranno riusciti a salvarsi? Purtroppo a distanza di soli due anni dalla scoperta, alcuni strumenti sono stati asportati.

Il tempo è scandito solo dal suono del mio respiro nel rebreather ma lo strumento mi ricorda che è quasi ora di risalire. Rimane il tempo solo per una rapida visita alla coda separata dalla fusoliera da una miriade di rottami sparsi sulla sabbia bianca.
Riguadagnata la cima di risalita, scatto dall’alto le ultime foto di quella che mi appare ormai come una vera e propria capsula del tempo dove l’orologio si è fermato nel momento dell’affondamento.

Incredibile come qualcuno possa aver asportato parte degli strumenti dell’aereo, oggetti che andranno ad impolverarsi in qualche vetrina, cadranno nel dimenticatoio in cantina o verranno venduti a rigattieri per pochi soldi. Quel gesto cancella le tracce che la storia ci ha lasciato, in pratica cancella nostra memoria.

Marco Bartolomucci

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