Il 28 novembre del 1520, esattamente cinquecento anni fa, Fernão de Magalhães, meglio noto in italia come Ferdinando Magellano, completava, per la prima ed ultima volta, l’attraversamento dello stretto che oggi ne porta il nome, raggiungendo l’Oceano Pacifico.

La navigazione in quelle insidiose e pericolose acque, attualmente sotto il controllo della Repubblica cilena, durò 28 giorni.

Il ritratto che la tradizione vuole di Antonio Pigafetta – Crediti immagine Biblioteca civica Bertoliana, Collezione Marasca

Un anniversario che non potevamo esimerci dal ricordare considerate le importanti ricadute che questa “scoperta” ebbe sia in ambito politico sia in ambito commerciale ed in particolare sullo sviluppo dei traffici marittimi tra i maggiori specchi d’acqua che ricoprono la superficie terrestre.

L’assenza, per lunghi periodi dell’anno, di un passaggio navigabile a Nord-Ovest ha reso questa rotta l’unica, di fatto, praticabile per collegare Atlantico e Pacifico, unitamente al Canale di Beagle, sino all’apertura del Canale di Panama avvenuta il 12 luglio del 1920.

Molte autorevoli pubblicazioni, a cui rimandiamo, hanno già trattato, descritto ed analizzato compiutamente l’impresa del navigatore portoghese per cui non ce ne occuperemo in questa sede.

Con lo splendido disegno acquerellato in seppia del pittore Massimo Alfano, che pubblichiamo come immagine di copertina del sito, vorremmo però ricordare il fondamentale contributo fornito, a livello documentale, da Antonio Pigafetta senza la cui prolifica penna oggi gli storici, i cultori della materia e i semplici appassionati non potrebbero disporre di una preziosa fonte.

Come noto Pigafetta fu uno dei 27 membri dell’equipaggio di origine italiana che presero parte alla spedizione e, soprattutto, uno dei pochi sopravvissuti che poté, una volta rientrato in patria, raccontarne la storia.

Nella sua “Relazione del primo viaggio intorno al mondo” Pigafetta ricostruisce, con dovizia di particolari, le drammatiche vicende che costellarono e caratterizzarono la missione di Magellano.

Il soggetto, così ben rappresentato da Massimo Alfano, non è, quindi, frutto di una scelta casuale: si è infatti constatato che il nome di questo importante esponente della marineria italiana, nel corso del secolo breve, è stato assegnato solamente ad una ristretta cerchia di navi.

In particolare, tra quelle italiane di dislocamento superiore alle 1.000 tonn., solamente una, appartenuta alla Marina Militare (allora Regia Marina), ne ha portato il nome.

Alla luce di questo dato la scelta non poteva che cadere sull’esploratore leggero, dal 1938 declassato a cacciatorpediniere, Antonio Pigafetta la cui intensa vita operativa – nel corso del conflitto svolse 213 missioni di guerra per un totale di oltre 4.175 ore di moto – non fece certo sfigurare l’illustre uomo d’arme.

In tal senso basti ricordare che dal giugno 1940 al 19 ottobre del 1942 il Pigafetta, durante la logorante attività di scorta cui fu chiamato, non perse alcuna delle unità affidate alla sua protezione né navi da guerra dipendenti dal suo comando.

Per dovere di cronaca dobbiamo inoltre dar conto che il nome Pigafetta, nella seconda metà del Novecento, è stato assegnato anche ad una nave mercantile costruita, nel 1981, dal Cantiere Navale di Sinigallia per conto dell’Impresa Gagliardi-Chiodoni-Bianchi S.p.a. di Ancona.

Nella speranza di fare cosa gradita ai nostri lettori, indichiamo a seguire un link da cui è possibile scaricare un’edizione, in formato pdf, dell’opera di Antonio Pigafetta: Relazione del primo viaggio intorno al mondo

Buon vento e buona lettura.

Carta dello Stretto di Magellano risalente al 1635-1664 – Crediti immagine Rijksmuseum

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