Articolo pubblicato per gentile concessione del Gruppo Modellistico Trentino

 

Alla fine della Prima guerra mondiale, nel 1918, tutte le principali marine militari si trovarono in possesso di navi che risultavano oramai obsolete a seguito dell’enorme progresso in materia di armamenti che si era verificato durante gli anni del conflitto ed altresì molto usurate a causa dell’intenso impiego che ne era stato fatto in quel periodo.

Si rischiava, quindi, di innescare una corsa alla costruzione di nuove classi di navi – molto costose per gli erari statali – che le finanze delle varie nazioni, oltremodo impoverite da anni di enormi spese militari, non erano in grado di permettersi.

Il 12 novembre 1921 si aprì quindi a Washington, negli U.S.A., una “conferenza navale” a cui parteciparono gli Stati Uniti d’America, la Gran Bretagna, il Giappone, la Francia e l’Italia che, dopo lunghe discussioni e necessari compromessi, fissò alcuni limiti alla costruzione di nuove unità e al completamento di quelle che si trovavano al momento sugli scali.

Venne quindi trovato un accordo sulle corazzate, che non avrebbero dovuto superare le 35.000 tonnellate di dislocamento standard ed essere armate con cannoni superiori ai 406 mm, con una moratoria nella costruzione di nuove navi di dieci anni.

Il modello dell’incrociatore Gorizia realizzato da Guido Ercole visto dal mascone (Crediti immagine Guido Ercole)

Più complessa fu la discussione sugli incrociatori in quanto gli interessi di U.S.A. e di Gran Bretagna erano molto diversi tra di loro. L’unica decisione presa fu quella che non avrebbero dovuto superare le 10.000 tonnellate di dislocamento standard ed esser armati con cannoni superiori ai 203 mm.

Nelle due “conferenze navali” successive, tenutesi a Ginevra nel 1927 e a Londra nel 1930, fu poi definito, accanto agli incrociatori tipo “Washington”, un tipo di incrociatore più leggero, sempre con tonnellaggio massimo di 10.000 tonnellate ma con cannoni del calibro massimo da 152 mm. Questo secondo tipo di nave, tenacemente voluto dalla Gran Bretagna, fu chiamato incrociatore “tipo Londra”.

In Italia questi due diversi tipi di incrociatore furono chiamati “incrociatori pesanti” (il tipo Washington) e “incrociatori leggeri” (i tipo Londra). Pertanto, con i limiti imposti dalla conferenza di Washington non potevano più esser costruiti i mastodontici “incrociatori da battaglia” dell’anteguerra ma si sarebbero potute realizzare solamente delle navi che erano una logica evoluzione degli “incrociatori corazzati” d’anteguerra, armati però con i più moderni concetti di una nave monocalibra. Solo che, per ottenere navi equilibrate armate con sei/otto pezzi da 203 mm, in base alle tecnologie dell’epoca sarebbe stato necessario costruire navi di almeno 12.000/14.000 tonnellate di dislocamento standard e non di sole 10.000.

I primi incrociatori tipo Washington costruiti in Italia furono i tre appartenenti alla classe Trento (Trento, Trieste e Bolzano), costruiti a metà degli anni ’20 del secolo scorso, di cui abbiamo estesamente parlato nel nostro “Notiziario Modellistico” n° 3/2011 e 2/2012 (1).

Furono navi non equilibrate nelle quali la protezione era stata oltremodo sacrificata per permettere alle stesse di raggiungere alte velocità pur restando nei limiti di dislocamento imposti dal trattato in questione. A questa classe seguirono i quattro incrociatori della classe Zara (Zara, Pola, Fiume e Gorizia), costruite all’inizio dei successivi anni ’30, nei quali si cercò di rimediare alle predette carenze migliorandone la protezione. Ciò provocò un aumento del dislocamento che, similmente a quanto fatto anche nelle altre nazioni, sforò i limiti imposti dal trattato. Il dislocamento standard passò infatti sul Gorizia a 11.900 tonnellate, pur essendone dichiarate ufficialmente solo 10.000.

Erano navi ben costruite, lunghe 182 m, larghe 20,6 e con un’immersione di circa 7,2 m. Il Gorizia raggiungeva una velocità di 33 nodi con una potenza di 95.000 hp. Nel 1942 era armato con 8 da 203/53, 12 da 100/47 aa/an, 12 da 37/54 e 8 da 13,2; aveva una catapulta e imbarcava tre idrovolanti (nel 1942 IMAM RO 42).

Tutte queste navi, negli anni iniziali della Seconda guerra mondiale ebbero però una grandissima carenza, comune peraltro a tutta la flotta italiana, causata dal progredire delle scoperte scientifiche di quegli anni: non

Prospettiva a volo d’uccello del modello dell’incrociatore Gorizia realizzato da Guido Ercole (Crediti immagine Guido Ercole)

erano dotate di radar. Assenza che le rendeva praticamente cieche nei combattimenti notturni, come accadde al largo di Capo Matapan il 29 marzo 1941, quando Zara, Pola e Fiume caddero in un’imboscata tesa loro dalle corazzate della Royal Navy e furono affondati.

Il Gorizia si salvò da quella tragica notte e continuò a combattere, partecipando ad oltre 20 missioni di guerra. Venne danneggiato da un bombardamento aereo americano nella base di La Maddalena il 10 aprile 1943 e dovette trasferirsi a La Spezia per riparazioni dove lo colse, non pronto a partire, l’armistizio dell’8 settembre.

Fu ritrovato semiaffondato in quella base al termine della guerra e venne radiato il 27 febbraio 1947. Di questa nave si può trovare in commercio un bellissimo e fedele modello in scala 1/400 commercializzato dalla Tauromodel che, apportando piccole modifiche ai pezzi presenti nelle varie scatole di montaggio, ha realizzato anche i kit delle altre 3 unità della classe “Zara”.

Il modello che compare in questo articolo è stato realizzato con l’armamento e lo schema mimetico che la nave aveva alla fine del 1942, quando erano state colorate in grigio le parti bianche a prua e a poppa dello scafo che simulavano i baffi di schiuma generati dall’alta velocità, in quanto troppo visibili di notte.

Il modello non ha bisogno di grandi interventi per esser realizzato al meglio stanti la perfetta coincidenza dei vari incastri e delle dimensioni dei vari pezzi presenti nella scatola. Una piccola “aggiunta” che consigliamo comunque agli amici modellisti è quella di montare i vetri alle finestre della plancia e dei vari corridoi della nave usando del plasticard trasparente. Dà sicuramente un “tocco” di maggior realismo a tutto il modello.

Un kit presente sul mercato oramai da diversi anni, particolarmente consigliato comunque a tutti gli appassionati di navi italiane.

Guido Ercole


Note

1. V. Notiziario Modellistico .

2. Crediti immagine di copertina Giorgio Parodi via Navi e Armatori .

 

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